Il Fucino visto dallo spazio

Un'immagine scattata dallo spazio rivela che la piana del Fucino è la valle più fertile d’IItalia.

Il caffè se inquina che piacere è?

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente.

La forza dell'uomo è nella verità

Alcuni vorranno toglierci la parola: il manganello può sostituire il dialogo, ma le parole non perderanno mai il loro potere, perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, sono l'affermazione della verità.

PIL:una misura di sviluppo?

Ho sempre pensato che sviluppo e benessere inteso come qualità della vita andassero di pari passo...dunque il PIL è utile nella valutazione della qualità della vita?

giovedì 1 dicembre 2011

Pedalare in sicurezza

L’appuntamento è fissato per Domenica 4 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 presso il centro Commerciale I Marsi di Avezzano.

"L’idea del progetto Pedalare in Sicurezza nasce dal connubio tra la Sezione Soci COOP di Avezzano e il Comitato Mobilità Sostenibile Marsicana" spiega Maria Pia Bonanni socia Coop e tra i promotori dell’iniziativa.

Come previsto nel proprio Statuto, la Coop gestisce fondi che devono essere concretamente impiegati in attività sociali o a difesa dell’ambiente e il territorio; a mettere in atto le iniziative è la Sezione Soci Coop formata da persone che, vivendo e conoscendo la realtà del territorio, riescono ad individuare i temi più delicati e a promuovere così iniziative cucite su misura alle esigenze locali.

Quest’anno l’attenzione è rivolta a quella fascia di persone troppo spesso considerate come “ultimi”, ma che nella realtà dei fatti sono parte integrante del territorio, specie quello marsicano dove, vivono e lavorano: gli Immigrati.

Maria Pia cosa vi ha spinti a dare forma a questa splendida iniziativa?
"I lavoratori immigrati costituiscono oggi nella Marsica il gruppo più numeroso che fa uso della bicicletta per il trasporto urbano ed extraurbano, un utilizzo intenso per recarsi nei luoghi di lavoro e per le altre necessità quotidiane. Il fenomeno, probabilmente è legato alla scarsa disponibilità di risorse economiche, tuttavia nell’ottica della mobilità sostenibile è sicuramente positivo poiché evita un ulteriore aggravio dei problemi causati dall’alta concentrazione di macchine sulle strade, sia in termini di traffico che di inquinamento.
Purtroppo si può facilmente constatare, percorrendo le strade della zona, una generalizzata mancanza di mezzi di segnalazione visiva ed acustica sulle biciclette utilizzate, con conseguente pericolo per l’incolumità di questi cittadini, specialmente nelle ore serali".

E’ a partire da questa attenta analisi che si è deciso di organizzare un evento, utile e solidale, nel corso del quale sensibilizzare questa fascia di popolazione ad un uso sicuro della bicicletta, nonché dotarli di strumenti materiali che li mettano in grado di pedalare con sicurezza.

Si ringrazia la Sig.ra Maria Pia Bonanni per la gentile collaborazione

giovedì 10 novembre 2011

Centrale a biomasse Power Crop: La Regione congela l'iter autorizzativo.


Martedì 8 novembre presso la Regione Abruzzo si è tenuto un consiglio Regionale durante il quale è stata votata e approvata (non senza qualche difficoltà) una risoluzione che congela l’iter autorizzativo della centrale Power Crop almeno fino all’esito dei ricorsi pendenti presso il TAR Abruzzo; inoltre il documento prevede che il Comitato VIA proceda a una nuova Valutazione di Impatto Ambientale, sulla base di quanto previsto dall’articolo 6 del Testo Unico Ambientale (D.lgs 152 del 2006) che invece è stato totalmente ignorato durante la fase di istruttoria da parte della stessa Commissione. Infine si sollecita,la Giunta Regionale a valutare l’ipotesi di predisporre una normativa che contempli il vincolo di rilascio di parere di Valutazione di Impatto Sanitario, cosi’ come richiesto dalle Amministrazioni comunali di Avezzano e Luco dei Marsi.

Il Comitato Marsicano NO Power Crop esulta per questo primo buon risultato e ringrazia i sindaci di Avezzano A. Floris (PDL) e il sindaco di Luco dei Marsi, C. Cherubini (PD), che con indosso il tricolore sono giunti in Regione affianco ai comitati cittadini; un grazie ai Consiglieri Regionali Di Pangrazio (PD) e Acerbo (PRC), Milano e d'Amico promotori della risoluzione votata in Consiglio.

Dopo anni di opposizione a questa megacentrale, finalmente si è fatto un passo avanti nella difesa del territorio.
Davide Baldassarre, assessore del Comune di Luco dei Marsi, in un suo commento denuncia l'ambiguità che i consiglieri regionali di maggioranza mostrano ogni volta che si parla della centrale a biomasse Power Crop, la stessa che da sempre riscontriamo anche noi del comitato cittadino, la stessa che nei giorni scorsi hanno mostrato anche il Presidente della Regione Abruzzo, G. Chiodi, e l'Assessore Regionale all'Ambiente M. Di Dalmazio, che risultano sempre assenti "giustificati" ogni qualvolta si parli della Centrale a Biomasse Power Crop. 
"Perché la volontà dei consiglieri di maggioranza contro la centrale a biomasse non è stata espressa, ma la votata risoluzione è soltanto un rinvio di carattere tecnico. L'unica verità è quella che i consiglieri di minoranza insieme con il Consigliere D.Stati (Fli) erano dichiaratamente contro, mentre quelli della maggioranza non hanno espresso la loro volontà politica di non far costruire la centrale Power Crop - questo il commento dell'assessore Baldassarre- Si continuano a nascondere dietro le procedure, sul rispetto della legge, sulla volontà da dover manifestare in seno alla conferenza dei servizi, ma quale è la motivazione di non dire chiaramente la loro volontà favorevole o contraria al progetto?". 

Siccome i dubbi dell'Assessore Baldassarre sono anche i nostri e siccome a pensar male è peccato, ma purtroppo si deve il Comitato Marsicano NO Power Crop vigilerà sulla attuazione degli impegni presi dal Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi e dall'Assessore Regionale all'Ambiente Mauro Di Dalmazio, e continuerà con ancora più forza nell’opera di sensibilizzazione e mobilitazione dell’opinione pubblica. 

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mercoledì 12 ottobre 2011

SCOMPIGLIO TRA ZOOLOGI E BOTANICI: LA REGIONE ABRUZZO RIVOLUZIONA LE CONOSCENZE


La Marzaiola americana atterra ad Ortona e s’incontra con l’Alzavola asiatica.  Il Salmerino alpino  pullula nelle acque del Fiume Liri, il Riccio orientale attraversa l'Adriatico e viene avvistato sul Tronto.
Lontre, picchi dorsobianco e gufi reali a frotte sulla costa. 

Comunicato Stampa del WWF

Che ci fanno in Abruzzo la Marzaiola americana, l’Alzavola asiatica, il Riccio orientale, la Trota marmorata e il Salmerino alpino?
La Giunta regionale abruzzese evidentemente non si deve essere posta questa domanda quando, sollecitata dall’Assessorato ai Lavori Pubblici, ha adottato il Piano di Tutela delle Acque, massimo strumento di pianificazione in questo settore. Un provvedimento che si aspettava da anni e per il quale la Regione aveva affidato uno studio nel lontano 2001 ad un raggruppamento d’imprese formato da Enel Hydro, D'Appolonia S.p.a. e Proger. Dopo anni di attesa e qualche vicissitudine, nell’agosto 2010, la Giunta Regionale è riuscita ad adottare il Piano, ricevendo, peraltro, molte osservazioni dalle associazioni ambientaliste. 

Ma al di là delle critiche sugli aspetti tecnici che già evidenziammo in passato, oggi richiamiamo l’attenzione sulle monografie che descrivono i vari bacini abruzzesi: questi studi, infatti, rappresentano una vera miniera d’oro dello strafalcione zoologico e botanico, che in molti casi si trasformano in calembour degni del grande Flaiano. Il tutto parte dalla scelta di usare, nelle schede, i soli nomi scientifici delle specie: iniziativa che conferisce un peso scientifico alle relazioni, ma che alla prova dei fatti si rivela una vera e propria trappola. Così la Giunta regionale abruzzese si inventa un rendez-vous faunistico est-ovest, degno della guerra fredda. Ad Ortona, sul fiume Arielli, la Marzaiola americana e l’Alzavola asiatica si incontrerebbero, accolti sulla costa dal Picchio dorsobianco, specie che quindi sarebbe incredibilmente presente su questo fiume (essendo in realtà confinata al Parco d'Abruzzo e dintorni): un mix talmente straordinario che a pensarci bene potrebbe essere una trovata pubblicitaria per attirare da mezza Europa frotte di birdwatcher.
L’uso dei soli nomi scientifici tira brutti scherzi e fa addirittura passare dal regno animale a quello vegetale: l’incolpevole Gambero di Fiume finisce nell’elenco delle piante del bacino Aterno-Pescara, così come avviene per il raro serpente Colubro di Riccioli, trasformato in un vegetale tipico del bacino del Tordino! 

L’uccello Averla piccola, Lanius collurio, vede il suo nome trasformato quasi sempre in un esilarante “Lanius collirio”. È evidente la responsabilità del correttore automatico (e della mancanza di una successiva rilettura), ma per non essere da meno l’estensore si inventa anche un “Lanius collarius” che lascia interdetti in quanto difficilmente può essere chiamato in causa il petulante software. E che dire della Volpe? Il nome corretto Vulpes vulpes diviene un più sinistro “Vulpus vulpus” così come la pianta Pyrola chlorantha diviene clamorosamente “Parola chlorantha”, forse a maledire la sequela di errori che riguardano, appunto, le parole...

A leggere le scheda della Regione Abruzzo sui pesci, poi, il Fiume Liri parrebbe scorrere non tanto in Italia centrale, ma nel profondo triveneto, visto che presenterebbe una fauna dal carattere prettamente alpino. Infatti, guizzerebbero nel fiume ciociaro la Trota marmorata (in realtà inserita con un nome sbagliato, “Salmo trutta mormorata” - un riferimento al Piave? - invece che il corretto Salmo marmoratus), il Salmerino alpino, il Salmerino di fonte, il Temolo e addirittura un rarissimo pesce, il Cobite barbatello. Su questa specie, tipica dell’Adriatico settentrionale, la Regione si supera: è stato citato un nome scientifico non più in uso da decenni (“Cobitis barbatula” invece che Barbatula barbatula), ma l’hanno anche storpiato, facendolo diventare “Cobitus barbatulus”! Anche alla Puzzola, sarà per la sua nomea, storpiano per ben due volte il nome: la prima volta da Mustela putorius a “Mustela potorius”. Ma che sarà mai, una sola vocale! Basta però voltare pagina perché il nome diventi “Fustella puterius”! La Regione Abruzzo non lascia in pace neanche botanici ed entomologi, mettendo in crisi anche le loro più ferree certezze. Gli scienziati alla ricerca del coleottero Rosalia alpina lo ritroveranno tra i pesci del Fiume Sangro. La rarissima Centaurea tenoreana, pianta endemica della Majella, viene inopinatamente scovata dai solerti estensori del Piano anche nel bacino del Tronto! Tornando alla fauna, sempre il Tronto ospiterebbe il Riccio orientale, che finora dai Balcani si era al massimo affacciato in Friuli, e addirittura la Lontra: un’osservazione straordinaria che evidentemente non deve essere stata comunicata al Ministero dell’Ambiente, dato che l’action plan nazionale redatto dai massimi esperti della specie è privo di tale informazione. E ancora, gufi reali comuni come passeri, frotte di picchi dorsobianco e rarissime balie dal collare lungo tutti i fiumi costieri: un vero e proprio paradiso ornitologico... di carta.

Abbiamo voluto scherzare su alcuni dei macroscopici errori contenuti nelle relazioni allegate al Piano di Tutela dell’Acque, pur nella consapevolezza di quanto sia grave che una Regione che si definisce “dei Parchi” abbia varato, proprio nel 2010, Anno Internazionale della Biodiversità, un provvedimento che denoti una tale superficialità nel trattare problemi che riguardano la conservazione del patrimonio naturalistico del suo territorio. Ci chiediamo quale sia stato il livello di attenzione ed approfondimento nella predisposizione del Piano visti i risultati ottenuti su aspetti tutto sommato semplici come l’indicazione delle presenze animali e vegetali. Il Piano di Tutela delle Acque affronta aspetti fondamentali come il calcolo del Deflusso Minimo Vitale per tutti i fiumi della regione ed il funzionamento dei depuratori. Gli errori che abbiamo riscontrato ci confermano nel giudizio fortemente negativo espresso a suo tempo su questo Piano. Il WWF, assieme ad altre associazioni, ha proposto numerose modifiche ad un documento ritenuto del tutto insufficiente per la tutela della biodiversità. È passato oltre un anno dall’adozione del Piano. Le scadenze per gli obiettivi di qualità per le acque fissati al 2015 dall’Unione Europea si avvicinano, ma non vediamo concreti segnali di miglioramento nella gestione delle acque. In questo anno la Regione Abruzzo non ha promosso alcun incontro con le associazioni per definire le modifiche al Piano e darne attuazione, nonostante i numerosi solleciti e le innumerevoli segnalazioni su interventi dannosi lungo i corsi d'acqua. Il WWF lancia un appello affinché il Piano di Tutela delle acque sia modificato profondamente per cogliere gli obiettivi comunitari e perché vi sia un’effettiva partecipazione da parte dei cittadini. Un vero confronto permetterà di giungere a scelte maggiormente condivise ed efficaci (e sicuramente farà correggere errori così macroscopici!).

Sono disponibili via email fotografie di alcune delle specie citate (Picchio dorsobianco, Gambero di Fiume, Lontra) e un brevissimo filmato in HD di Averla piccola. In allegato una delle copertine delle schede monografiche e la relativa pagina interessata.
Al momento del lancio del comunicato le schede monografiche a cui si riferisce il comunicato si trovano sul sito della Regione Abruzzo (LINK)

domenica 9 ottobre 2011

Va a fuoco un deposito di pneumatici ad Avezzano

Avezzano, Nucleo industriale - Sto tornando verso casa e ci sono tratti in cui l'aria è irrespirabile; man mano che mi avvicino vedo il cielo dipingersi di arancione e una colonna di fumo levarsi verso il cielo. Sono a poche centinaia di metri da casa mia, Borgo Incile di Avezzano,  e scopro che da qualche ora sta andando  a fuoco un deposito a cielo aperto di pneumatici e vernici (qualche anno fa questo sito era stato posto sotto sequestro perché ritenuto una bomba ecologica). Sono passata di lì pochi minuti fa e la situazione è ancora questa che vedete nella foto qui sopra. L'incendio sembrerebbe essere di natura dolosa  ed è tenuto sotto controllo dai vigili del fuoco.

Mentre sto scattando questa foto un pensiero passa per la testa e la voglia di scappare è tanta. 
I pneumatici sono costituiti da materiali polimerici con una struttura complessa che li rende facilmente infiammabili e con un elevato potere calorifico, tanto che in alcuni comparti industriali (inceneritori ad esempio) vengono utilizzati proprio come materiale combustibile. Nei fumi della combustione si trovano sostanze come metano, etilene, acetilene, pirene, diossine e altri composti eterociclici. A questi si aggiungono l'ossido di zolfo e l'ossido di azoto. Inutile dirvi che l'esposizione a questi fumi è dannosa per l'uomo e per l'ambiente. Stiamo respirando veleno.

La nostra è una conca: la circolazione dei venti è molto limitata, a poche centinai di metri ci sono abitazioni e campi coltivati...tremo all'idea di tutto quello che si sta sprigionando nell'aria in queste ore...me ne vado a letto pensando a quello che sto respirando e dentro di me resta accesa la speranza che la stupidità delle persone abbia fine. Ma chi può essere quel folle a cui viene in mente di dare fuoco ad un deposito dove sono ammassati migliaia di copertoni?


martedì 4 ottobre 2011

Consiglio Comunale straordinario


Giovedì 6 ottobre alle ore 16.00 presso il Comune di  Avezzano
CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO

Si torna a discutere dell’inceneritore  a biomasse che la multinazionale Power Crop vuole costruire a Borgo Incile, nel cuore del Fucino, sulle stesse terre dove coltiviamo i nostri prodotti agricoli. Sono passati 4 anni e la Power Crop non si arrende… …..NEMMENO NOI!

Vogliono fare affari sulla nostra salute, sulla nostra economia e sulla nostra terra lasciandoci nient’altro che fumo! Non possiamo permetterlo, non possiamo continuare ad accettare un tipo di sviluppo economico che porta benefici solo ai pochi “soliti noti”. Questa è una speculazione ai danni del nostro territorio. 

E’ importante partecipare al Consiglio Comunale e far sentire che la nostra presenza è forte e costante. NOI CI SIAMO!
Non abbiamo abbassato la guardia: i nostri amministratori locali, regionali e la stessa Power Crop devono saperlo!

Cari amici se avete la possibilità di dedicare un’ora alla tutela del nostra terra, vi preghiamo di non mancare all’appuntamento. Gli impegni sono tanti e importanti, ma lo è anche questo. Partecipare e essere uniti…l’unione fa la forza giusto?  Insieme ce la possiamo fare!  
Non mandiamo in fumo il nostro futuro!

mercoledì 28 settembre 2011

Guardane una e guardale tutte...

...ovvero dalla transumanza alla globalizzazione.

Trailer del documentario di Raffaella Rose, selezionato alla III edizione del festival Scanno Natura Doc – Effetto uomo 2011



I racconti di alcuni degli ultimi pastori dei versanti sud-ovest del Monte Magnola, Monte Velino, Montagne della Duchessa, al confine tra Lazio ed Abruzzo, consentono di cogliere una realtà lontana dagli stereotipi a cui solitamente è associato il mondo pastorale. Dalle loro narrazioni emerge una realtà che ha saputo attraversare ed adattarsi ai grandi cambiamenti socio economici che hanno modificato attività pastorale, vita sociale e paesaggi: dalla transumanza, prima a piedi e poi in treno verso l’Agro romano, all’emigrazione per un lavoro in fabbrica negli anni ‘60, dallo spopolamento dei borghi rurali, alla globalizzazione con i tosatori neozelandesi ed i pastori salariati slavi, passando per gli ultimi due pastori “resistenti” nell’alpeggio estivo.
Riuscirà questa civiltà, in passato così resiliente, ad attraversare la crisi sistemica di questo inizio secolo e a trovare nuovi spazi e nuovi ruoli?
Sullo sfondo, ma vero pilastro di questo mondo apparentemente di soli uomini, la figura femminile.
Le interviste sono state realizzate tra il 2009 e il 2011.

Fonte: Ciro Sabatino

giovedì 22 settembre 2011

Ama la terra come te stesso


Nel suo libro “Io mi ricordo” lo scrittore avezzanese Paolo Ferro parlando del Fucino scrive: “La mia terra è una conca. L’ha plasmata la punta di Dio: con una leggera pressione ha sollevato i monti tutt’intorno e ha donato forza vitale al terreno toccato, graziato, immediatamente fertile, fertilissimo”.

Ed ora questa terra, la nostra terra, si trova a dover subire continuamente la minaccia di “invasioni barbariche”, di uno sfruttamento che le ruba  memoria, storia, cultura e poesia. Oggi la minaccia si chiama Centrale a Biomasse Power Crop.

Ama la Terra come te stesso è un invito agli uomini di buona volontà, a coloro i quali questa terra è stata donata e che hanno il diritto di governarla, ma soprattutto il dovere di preservarla.  La nostra è un’epoca caotica fatta di grandi opportunità mescolate a crisi di tipo economico, ambientale, politico, sociale. Diventa sempre più difficile distinguere ciò che è bene da ciò che è male; le nostre coscienze sono sopite al punto tale che ci trasciniamo in questa vita senza vederla, senza assaporarla e senza viverla. Il Fucino è una risorsa e una ricchezza insostituibile per noi marsicani, non si può tacere di fronte ad atti di sciacallaggio che non portano alcun beneficio, neppure a livello occupazionale.

Mi capita di girare per le strade della nostra conca e la vedo ferita, violentata. Discariche abusive, falde idriche inquinate, fossi abbandonati e offesi da ogni genere di rifiuto e ora proprio nel cuore del Fucino una centrale che deve bruciare piante appositamente coltivate. A volte ho l’impressione che in nome dello sviluppo, noi facciamo delle scelte che invece di farci camminare in avanti ci riportano indietro.

Oggi le Rappresentanze Unitarie Sindacali attraverso un comunicato stampa  attaccano il Comitato Marsicano No alla Centrale a biomasse Power Crop, ricattando la popolazione marsicana con la scusa dei posti di lavoro. Scrivono nel loro comunicato: “In momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo, non si  può rinunciare a cuor leggero a 100 milioni di euro di investimenti sul territorio e a decine di posti di lavoro in un settore come quello della produzione di energie da fonti rinnovabili che è di grande prospettiva, solo per soddisfare le aspettative di qualche comitato di quartiere o di ambientalisti dell’ultima ora”.

A questi rispondo che nessuno sputa sopra a 100 milioni di euro investiti per creare posti di lavoro, specie in un momento di crisi, allora se credete almeno a una delle parole che avete scritto datevi a fare, lasciamo stare l'inceneritore a biomasse che di posti di lavoro ne porta si e no una ventina (è scritto sul progetto) e lottiamo per avere ciò che di diritto ci spetta: un impianto per la lavorazione dei prodotti agricoli del Fucino a Celano. Se non siete in grado di lottare per questo e per i vostri lavoratori, se non siete in grado di lottare per una soluzione produttiva adeguata alla realtà territoriale che crei un vero sviluppo economico e veri posti di lavoro allora forse il problema non è un “qualche comitato di quartiere” né sono gli  “ambientalisti dell'ultima ora”.
Ci illudiamo di aver creato il meglio e non ci accorgiamo che invece abbiamo finito col rovinare quel poco che di buono ci è rimasto.

venerdì 16 settembre 2011

Nasce il comitato marsicano No powerCrop

Ieri sera a Borgo Incile si è tenuta un' assemblea cittadina il cui scopo era richiamare l'attenzione di molti, vecchi e nuovi amici, sul caso della centrale a biomasse della PowerCrop.

Si tratta  di una centrale di potenza elettrica pari a 32Mw  e di potenza termica  pari a 90 Mw (le dimensioni sono eccessive se consideriamo che si sta parlando di biomasse); una centrale che dovrebbe smaltire circa 300 mila tonnellate di biomasse (pioppelle) INESISTENTI, una centrale che dovrebbe aumentare il traffico pesante (TIR) di ben 800 unità mensili. 

Da dove arriva la biomassa? Ce lo chiediamo anche noi. Inizialmente la Power Crop diceva che gli agricoltori del Fucino si sarebbero messi a coltivare alberi destinati alla centrale, alberi da bruciare per produrre energia! Poi la PowerCrop ha cambiato idea: hanno detto che gli alberi sarebbero stati coltivati nei dintorni dell'aquilano; poi ancora un cambio, questi alberi possono essere reperiti oltre 300 km....
Insomma comprendiamo il maldestro tentativo della Power Crop di cercare in tutti i modi di rendere fattibile l'installazione di questo "abominio", ciò che invece  non comprendiamo è come sia stato possibile che la Commissione VIA della Regione Abruzzo abbia potuto approvare lo studio di Valutazione di impatto ambientale che la società ha presentato, considerando che si tratta di un documento privo di qualsiasi metodologia tecnico-scientifica accettabile e soprattutto non adattabile alla realtà della conca fucense.

Esattamente a un anno dall'approvazione della VIA, da parte della commissione preposta della Regione Abruzzo, si è avuta l'ufficializzazione sul BURA. Alla luce di questi nuovi avvenimenti si è ritenuto opportuno fare un nuovo incontro qui a Borgo Incile, da dove la lotta ha avuto inizio grazie soprattutto all'aiuto del giornalista Angelo Venti e di alcuni amici, sia della borgata che di Luco dei Marsi (comune limitrofo al sito dove dovrebbe sorgere l'impianto).

Per avvisare i cittadini di questa riunione, avevamo inviato un comunicato ai vari organi di stampa, ma l'unica a pubblicare è stata la testa online di MarsicaNews, tutti gli altri hanno pensato bene di tacere...
Tuttavia nonostante questa mancanza "mediatica", l'affluenza è stata molta e piacevolmente inaspettata. Grande partecipazione della cittadinanza di borgo incile, Via nuova e Luco dei Marsi, un pò più scarsa quella dei cittadini di Avezzano, ma ci stiamo lavorando.

Hanno risposto all'appello Italia Nostra (Claudio Palazzi), Italia dei Valori (Antonello Santilli, Lucia Proto), Sinistra Ecologia e Libertà ( Simone Guglietti), Comitato provincia dei Marsi (Attilio Francesco Santellocco e Marco Cerone), Unione dei Marsi (Luca Bielli), l'Associazione Ethnobrain (Stefano Gentile e Lorenzo di Mizio) e Radio Attiva (Dino Speca)
Il mondo Istituzionale era presente nelle figure di Camillo Cherubini, sindaco di Luco dei Marsi, da sempre in prima linea insieme a cittadini di Borgo Incile, i Consiglieri Regionali Giuseppe di Pangrazio, Gino Milano e Daniela Stati, il Vicepresidente del Consiglio Regionale Giovanni D'amico.
Mancava il sindaco di Avezzano Antonio Floris, per via di un altro impegno.

Ognuno dei presenti ha espresso il proprio impegno ad appoggiare la causa e a coordinarci sul territorio in modo da poter fare una comunicazione allargata, concreta e costruttiva e in questo saranno di grande appoggio il WWF e ITALIA NOSTRA.

L’assemblea ha dato vita al Comitato Marsicano “No Centrale PowerCrop” con sede permanente presso la Proloco di Borgo Incile di Avezzano. Il Fucino appartiene alla Marsica tutta, e ogni cittadino ha il dovere di difenderlo. Difendiamo la nostra terra, le nostra economia, la nostra salute, la nostra storia. 

Il comitato è aperto a tutti gli uomini di buona volontà. Chiunque volesse contribuire a dare una mano, è il ben venuto. Potete contattarci direttamente anche attraverso questo blog o presso la proloco di Borgo incile o al mio indirizzo email (seforainzaghi@alice.it).


mercoledì 14 settembre 2011

Assembela a Borgo Incile: Basta Power Crop

Da cinque anni subiamo la prepotenza, le molestie, le minacce e l’arroganza dei padroni della Power Crop che, contro tutti e a tutti i costi, vogliono costruire una megacentrale a biomasse nel posto più inadatto del mondo.
Quest’opera disastrosa sotto tutti i profili (economico, ambientale e sanitario) NON riguarda solo Borgo Incile e dintorni, ma TUTTA LA PIANA DEL FUCINO.
Saranno i padroni della Power Crop, saranno i padroni di tanti soldi, ma non sono e non saranno i padroni delle nostre vite!

Per cacciare via definitivamente questi “predoni” dai nostri paesi e dalla nostra terra, mobilitiamoci tutti.  

Alla luce di nuovi accadimenti, è ora di tornare ad agire. RIPRENDIAMO LA BATTAGLIA!

Primo nuovo appuntamento
Giovedì 15 settembre 2011 alle ore 20.30
presso i locali della Proloco di Borgo Incile
Assemblea popolare
tutti possono intervenire, tutti partecipate!


PS: se la cosiddetta “classe politica” serve ancora a qualche cosa, questa è un’ ottima occasione per dimostrarlo.



Comitato Cittadini di Borgo Incile
                                                                                           Avezzano

martedì 6 settembre 2011

Centrale a biomasse Powercrop: è ora di essere uniti e chiari

Esattamente un anno fa la commissione VIA della Regione Abruzzo espresse il suo parere positivo alla centrale a biomasse della PowerCrop, la quale dovrebbe sorgere nel cuore del Fucino, tutto ciò suscitò sorpresa e incredulità non solo tra i cittadini, ma anche tra i Comuni di Luco dei Marsi (limitrofo al sito dove dovrebbe sorgere la centrale) e Il comune di Avezzano (nel cui territorio ricade la centrale).

Un anno fa entrambi i comuni, quello di Avezzano e quello di Luco dei Marsi, si sono mossi presentando un ricorso al TAR Abruzzo, la stessa strada doveva essere intrapresa anche da noi cittadini, affiancati dalle associazioni agricole e da quelle ambientaliste, ma fino ad oggi non ci si è potuti muovere perché era necessario attendere che il parere espresso dal comitato VIA venisse ufficializzato sul BURA.

Dopo un anno di silenzio, la pubblicazione sul BURA è avvenuta. Questo significa che abbiamo un margine di tempo (esattamente fino al 14 novembre) per muoverci e presentare ricorso al TAR Abruzzo.

A tal proposito ci tengo a smentire le voci che girano in questi giorni: NON è ASSOLUTAMENTE VERO che per il ricorso contro la PowerCrop la competenza sia esclusiva del Tar Lazio e non di quello Abruzzo. Queste notizie inesatte creano confusione e disorientamento tra i cittadini e rendono vano l'impegno di CHI sta lavorando per il nostro territorio.
Per sciogliere ogni dubbio vi riporto di seguito quanto è scritto nell'art. 41 della legge n 99 del 23/07/2009 (leggi testo integrale in pdf):

"Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e attribuite alla competenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio, con sede in Roma, tutte le controversie, anche in relazione alla fase cautelare e alle eventuali questioni risarcitorie, comunque attinenti alle procedure e ai provvedimenti dell'amministrazione pubblica o dei soggetti alla stessa equiparati concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400 MW nonchè quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti".

Lo stesso ribadisce l'art. 135 del decreto legislativo n 104 del 02/07/2010 (leggi testo integrale pdf), in cui è scritto: 

"Sono devolute alla competenza inderogabile del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma [...] le controversie di cui all'articolo 133, comma 1, lettera o), limitatamente a quelle concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400MW..."

Come potete leggere voi stessi non è il caso della nostra centrale a biomasse che ha una potenza inferiore a quella riportata negli articoli da me citati: esattamente 30 MWe e 90 MWt.
Questo significa che il nostro caso è di competenza del TAR Abruzzo e quindi non sono assolutamente vere le voci secondo le quali i ricorsi presentati a suo tempo dal Comune di Avezzano e quello di Luco dei Marsi non sono validi, al contrario essi sono documenti degni di merito e per tanto vanno appoggiati e supportati anche con l'impegno dei cittadini

Chiarita la questione, prego tutti di unirsi senza "ma"  e senza "se" nella difesa della nostra bella terra. Ora più che mai è necessario che i cittadini della Marsica (non solo di  Borgo Incile), i nostri governanti, tutti i partiti (indipendentemente dal colore) le associazioni agricole e quelle Ambientaliste, nonché tutti i comitati presenti sul territorio si muovano in modo unanime e senza creare inutili dispute di merito e senza insinuare dubbi volti ad alimentare contrasti e confusione.

Chiudono gli ospedali, penalizzano l'agricoltura e in cambio lo sviluppo che ci promettono è rappresentato da un INCENERITORE.

venerdì 2 settembre 2011

Comunicato stampa- - I CITTADINI DI BORGO INCILE: “LA POWER CROP LA SUA CENTRALE NELLA MARSICA NON LA FARA’”.

Contro il parere del Sindaco Antonio Floris, della Giunta e del Consiglio Comunale di Avezzano, città che nel proprio territorio dovrebbe ospitare l’impianto, contro il parere del Sindaco Camillo Cherubini, della Giunta e del Consiglio Comunale di Luco dei Marsi, città limitrofa al sito indicato per l’impianto, contro il parere del Consiglio Provinciale de L’Aquila, espresso nel maggio 2011, contro il parere di tutte le Organizzazioni Agricole (Cia, Coldiretti e Confagricoltura), contro il parere del Corpo Forestale dello Stato, contro il parere degli abitanti di Borgo Incile, con le case “dentro la centrale”, contro il parere delle Associazioni Ambientaliste e della Riserva Naturale regionale del Monte Salviano, contro ogni valutazione di tipo industriale, tecnica ed economica e in ultimo, ma non meno importante, contro il buon senso  ed il buon gusto, il comitato per il VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione Abruzzo ha dato parere favorevole alla “famigerata” centrale e biomasse della Power Crop.

E’ evidente che il VIA si è adeguato a logiche politiche, clientelari e soprattutto lobbistiche. Basta leggere le scempiaggini che scrive nelle sue valutazioni. Se le avesse scritte direttamente la Power Crop sarebbe stata più prudente.
In ogni caso contro questo parere del VIA abbiamo già avviato un ricorso amministrativo insieme alle organizzazioni degli agricoltori e delle associazioni ambientaliste; nella stessa direzione si sono già mossi i comuni di Avezzano e Luco dei Marsi. 

Confidiamo in una presa di posizione contro l’impianto da parte del Presidente Chiodi, della giunta e del Consiglio Regionale d’Abruzzo. La nostra contrarietà alla centrale Power Crop è irriducibile a prescindere dal parere del VIA e a prescindere dal parere del Tar.
La Power Crop la sua centrale nella Marsica non la farà
Comitato cittadino di Borgo Incile.





sabato 27 agosto 2011

Pasticcio Avezzanese: il restyling di Corso della Libertà, l'Isola che non c'è e il Project Financing




Come accennato nel post precedente, a partire da oggi viene diffuso ad Avezzano un documento ciclostilato ove si critica in modo analitico il progetto urbanistico a firma dell’architetto Paolo Luccioni. Secondo la nostra Amministrazione questo restyling cittano dovrebbe risolvere molti problemi della viabilità avezzanese, dotando la città di parcheggi e di aree pedonali.

Il documento ciclostilato che analizza e muove critiche al progetto-Luccioni è stato redatto dalle Associazioni WWF Abruzzo, Italia Nostra e Comitato Mobilità Sostenibile Marsicana, le quali, dopo attenta analisi, ritenono che dietro le promesse del "miglioramento urbano" si nasconda invece un intervento speculativo che contrasta con il Piano Regolatore Generale e con il Piano Traffico e che provocherà la scomparsa di spazi pubblici, l’aumento del carico urbanistico e del traffico al centro.Per tutti coloro interessati alla lettura potete scaricare il documento direttamente dal blog di Mamma Terra.


lunedì 11 luglio 2011

Una fattoria per il futuro

"Ho sempre pensato che la campagna del Devon fosse il luogo più bello del mondo e per me questa è una fattoria molto speciale, perché è dove sono cresciuta ed è l'unico posto che io abbia mai davvero chiamato casa".

Si apre così il documentario di Rebecca Hosking sui rapporti tra energia, e agricoltura, picco del petrolio, filiera agroindustriale e soluzioni in permacultura. Rebecca è nata e cresciuta in una fattoria del Devon (Inghilterra) e dopo aver intrapreso la carriera di documentarista naturalista, che l'ha portata a girare il mondo, ha deciso di tornare a "casa". 
"L'avanzare di una crisi energetica -dice Rebecca- potrebbe portare a una rivoluzione del sistema agricolo e cambiare per sempre la campagna inglese; questo avrà delle conseguenze su ciò che mangiamo, sulla sua provenienza e sul preoccupante interrogativo se ci sarà abbastanza cibo per tutti, per sopravvivere a tutto questo, la nostra fattoria dovrà cambiare, dovrà diventare una fattoria adatta al futuro".

Negli ultimi decenni ci siamo ritrovati a consumare più petrolio di quello che si preleva, intaccando così le riserve e generando forti impatti a livello ambientale, basta citare i cambiamenti climatici tanto per intenderci.
Dopo il settore dei trasporti, l'agricoltura è il settore più produttivo e inevitabilmente anche quello più energivoro. Mentre fino a un secolo fa gli agricoltori conservavano i semi da un raccolto all'altro, e i fertilizzanti spesso venivano dalla fattoria stessa sottoforma di letame, oggi l'agricoltura industriale ha radicalmente sconvolto il sistema. Ogni prodotto della terra richiede consumo di petrolio: dai macchinari per dissodare la terra, ai fertilizzanti per far crescere le piante, dai pesticidi per proteggerle ai macchinari per raccoglierle, trasportarle e lavorarle. E' indubbio che la rivoluzione agricola ha portato grossi vantaggi in termini di quantità prodotte, ma questi benefici hanno un costo: nel mondo industrializzato usiamo 10 calorie di energia per produrre una caloria alimentare. Un rapporto questo energeticamente e economicamente parlando insostenibile, ma che ci piaccia o no, allo stato attuale delle cose senza il petrolio noi non potremmo mangiare.

A questo punto diventa cruciale non più domandarsi quando e quale sarà il momento esatto in cui il petrolio sarà completamente esaurito, ciò che invece è necessario capire è come effettuare una transizione agroalimentare verso un modello indipendente dai combustibili fossili(pdf) (Consiglio questa lettura).

Indipendentemente dalla lettura che vi ho appena consigliata, vorrei soffermarmi su un argomento per me nuovo, ma molto accattivante. Nel documentario di Rebecca Hosking, una delle strategie proposte in tema di agricoltura e sostenibilità è quella nota come Permacultura sviluppata in Australia nel 1978 da Bill Mollison e David Holmgren. La permacultura insegna a progettare insediamenti umani che imitano gli ecosistemi naturali: ciò vuol dire creare sistemi produttivi che durino nel tempo, che siano sostenibili, equilibrati e stabili; ovvero in grado di auto-mantenersi e rinnovarsi con un basso input di energia. Si tratta di una pratica integrata di progettazione e conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che dà come risultato un ambiente sostenibile, stabile, duraturo, equilibrato ed estetico. Essa utilizza il territorio imitando i legami e le relazioni che si ritrovano negli ecosistemi naturali al fine di avere abbondanza di alimenti, fibre ed energia per coprire le esigenze locali.

Per saperne di più vi lascio alla visione del documentario.


domenica 3 luglio 2011

Il caffè: se inquina che piacere è?


Georges Courtline, celebre poeta, scrittore e drammaturgo francese, a proposito del caffè disse:“ Si cambia più facilmente religione che caffè!


Prendo ispirazione da un articolo di Federica Seneghini pubblicato sul numero 125 di Altra Economia, al fine di cogliere la vostra attenzione e dirottarla su un tema che di fatto è sotto gli occhi di tutti, ma che nella realtà quotidiana è ben celato dalle opportune tecniche del brand management.
La Seneghini scrive: “le capsule usa e getta mandano in pensione la moka”. Secondo i dati forniti da Gfk le vendite delle macchine da caffè in capsule sono aumentate del 21,9% solo nel 2010, a discapito della vecchia e cara moka, le cui vendite si attestano a -14,9%. Sarà merito dell’affascinante Clooney o del simpatico duo Bonolis-Laurentis, o semplicemente è che si corre così tanto da non avere più tempo per un caffè vecchia maniera, fatto sta che quello che prima era un rito adesso si sta trasformando in una sorta di status symbol che fa incassare ai grandi marchi cifre come 2,12 miliardi di euro l’anno (fatturato Nespresso).

E mentre le pubblicità ci raccontano di aromi sensuali e di luoghi di degustazione simili a boutique francesi, non ci rendiamo conto che preferendo la capsula alla moka non solo paghiamo un caffè 7 volte di più, ma contribuiamo ad inquinare l’ambiente. Non ci avevate pensato vero? In realtà neppure io.
Consideriamo l’aspetto economico. Innanzi tutto dobbiamo acquistare la macchina il cui prezzo varia dai 150 € ai 500 € in base al modello e alla marca. Una buona moka, esagerando, può venire a costare intorno ai 25 €. Poi c’è da affrontare la questione capsule. La singola capsula contiene circa 5 gr di caffè e il suo costo si aggira intorno ai 0.40 €. A conti fatti un chilo di caffè in capsula viene a costarci circa 80 €, a fronte dei 10.60 € di un chilo di  miscela classica di caffè equosolidale (che fa bene a noi e a chi lo produce). Non è poi così conveniente per le nostre tasche vero?

Soffermiamoci infine sull’aspetto strettamente ambientale. Una volta utilizzate le capsule vengono gettate nell’indifferenziato (poiché parzialmente contaminate dalla polvere di caffè non è possibile riciclarle) andando a gravare sul problema rifiuti che di questi tempi è fortemente avvertito nella nostra penisola; ma è chiaro che prima di diventare rifiuti le capsule devono essere prodotte e quanto pesa la loro produzione? Il team Rifiuti Zero del comune di Capannori (Lucca) ha condotto uno studio approfondito: per realizzare un chilo di capsule usa e getta occorrono 4 chili di acqua, 2 chili di petrolio e 22 kilowatt di energia elettrica. Considerando che solo nel nostro Paese si consumano un miliardo di capsule da caffè usa e getta, è chiaro che l’impatto ambientale in termini di inquinamento e consumo di risorse ed energia è notevole.

E’ vero, esistono delle alternative come ad esempio le cialde in carta, (quelle proposte da altro mercato) o quelle biodegradabili (quelle proposte da Illy caffè), le quali una volta utilizzate vengono smaltite nell’organico. Si potrebbe persino tentare la strada del “vuoto a rendere”, ma in ogni caso ai costi ambientali ed economici legati alla produzione e trasporto del caffè se ne vanno ad aggiungere altri, anche se minimi. A rigor di logica la soluzione amica dell’ambiente resta ancora e sempre la moka.  

Spesso le mode del momento ci impongono logiche che pensiamo siano nostre, ma che si rivelano frutto di un marketing studiato a tavolino e  che ci spaccia per necessario ciò che in realtà è estremamente superfluo: c’è poi la voce fuori coro, quella che mette tutto in discussione e che porta l’ascoltatore attento a porsi la fatidica domanda: “mi serve davvero?”. E’ questo il punto di partenza per trasformarsi da consumatori passivi a consumatori critici e responsabili attenti alle proprie scelte e ai propri stili di vita.

mercoledì 29 giugno 2011

Bici: aumenta il popolo dei pedali, ma ancora tanto c'è da fare.

Secondo un sondaggio pubblicato da Legambiente e Irp marketing, in Italia l'uso della bici è aumentato di circa  tre volte. Se nel 2001 coloro che usavano la bici come mezzo di trasporto erano solo il 2,9% della popolazione adulta, oggi sono saliti al 9% (ovvero circa 5 milioni di persone). Un miglioramento dunque, ma si può certamente fare di più, infatti secondo la ricerca condotta solo un quarto degli italiani considera la bici un vero e proprio mezzo di trasporto alternativo alle auto, il restante la usa occasionalmente o solo nei weekend per passeggiate all'aria aperta.
Si pedala molto di più al nord che al centro o al sud e molti degli ostacoli che la bici trova sul suo cammino sono attribuibili ad una carenza nella gestione urbana; sempre secondo i dati riportati, molti degli intervistati vorrebbero contribuire a ridurre il traffico, ma evitano l'uso delle due ruote a pedali perché temono per la propria sicurezza...e come dargli torto considerando che nelle città italiane mancano del tutto (o quasi) vere e proprie piste ciclabili? Altri lamentano la totale assenza di parcheggi appositamente dedicati alle bici o l'impossibilità di poter accedere con questa ad autobus, treni e metropolitane in modo da ridurre i lunghi percorsi casa-lavoro. Per altri ancora mancano servizi di bike sharing o se ci sono spesso sono inadeguati.

Si può migliorare? Certo, anzi si deve.
In Europa ci sono molti esempi di mobilità virtuosa, Berlino è uno di questi, l'ho sperimentato di persona; ancora più sorprendente di Berlino è stata la mia esperienza a Zurigo. 
Grazie al viaggio stampa promosso da Zurigo Turismo ho appreso che esiste una realtà lontana da quella italiana, un modo di gestire la città in piena qualità, con attenzione alle persone e all'ambiente che le circonda e di cui esse sono parte integrante.
A Zurigo di traffico ce ne è davvero poco e di stress ancora meno, quasi tutti vanno in bici oppure in tram (Ricordate i Cobra di Zurigo?).

I turisti ma anche i cittadini che non possiedono una bici propria possono recarsi tranquillamente presso la Velostation Nord (vicino la stazione dei treni). Si tratta di un'azienda municipalizzata che offre GRATUITAMENTE il proprio servizio bike-free (noleggio bici). Basta presentarsi con un documento di riconoscimento, lasciare un deposito di 20 franchi (circa 16,00€), che a fine giornata vengono interamente restituiti, e il gioco è fatto! 
Pedalare per le vie di Zurigo è estremamente piacevole, le piste ciclabili hanno percorsi dedicati che si intrecciano con sentieri naturalistici e architettonici; spesso fiancheggiano le strade dove camminano le auto, ma tra le due c'è estrema cordialità: i ciclisti hanno sempre la precedenza!
Non è assolutamente insolito vedere tra la popolazione dei ciclisti manager che si recano a lavoro vestiti di tutto punto, studenti, operai, casalinghe che si recano a far spesa e genitori con i propri figli. 
Lasciare la bici per fare una passeggiata a piedi, per fare shopping o mangiare qualcosa in un ristorante non è un problema, perché la città è dotata di 16 mila parcheggi, e per chi ne avesse bisogno si possono affittare anche i velomiteboxen (garage per bici), La nostra Velostation Nord, ad esempio, offre anche questo servizio al modico prezzo di 60 franchi l'anno (circa 50,00€).

Sarebbe auspicabile che un Paese moderno e civile investa le proprie risorse per costruire una società che generi meno stress ambientale, sociale ed economico contribuendo così al vero cambiamento. Non è fantascienza è questione di buona volontà, capacità e intelligenza nella gestione della "Cosa Pubblica".  

mercoledì 8 giugno 2011

Referendum 12 e 13 giugno 2011: ecco i colori delle schede per votare

Mancano pochi giorni al Referendum e molti italiani non solo lamentano un silenzio a dir poco assordante da parte dei media, ma ancora non conoscono neppure il colore delle schede con le quali dovranno esprimere il proprio voto. In genere in vista delle elezioni veniamo continuamente bombardati dalla tv con i classici SPOT in cui una voce fuori campo illustra le modalità di voto, mentre con il referendum silenzio!

Non possiedo TV né testate giornalistiche, il mio unico strumento di comunicazione è questo blog ed è attraverso questo che posso fare la mia parte invitando tutti voi a fare la vostra!!!
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta che consente agli elettori, ovvero noi, di fornire il proprio parere o la propria decisione su un tema oggetto di discussione. E’ importante questo aspetto perché stabilisce a tutti gli effetti che il popolo è sovrano (Art. 1 della Costituzione della Repubblica italiana).
Stando così le cose è chiaro quanto sia importante partecipare, indipendentemente da quale sarà la scelta di voto (SI/NO) di ognuno di noi. E’ fondamentale che ogni cittadino con la sua presenza vada a confermare la propria sovranità, a dire a chi si trova a Governare il Paese “Io sono qua!”
Come votare il 12 e 13 giugno?

PROFITTI SULL'ACQUA (SCHEDA GIALLA)
Il secondo quesito propone l'abrogazione di una parte dell'art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006. Praticamente, se vincessero i verrebbe abrogata (soppressa) la norma secondo la quale i privati possono stabilire una tariffa per il servizio idrico "tenendo conto dell'"adeguatezza della remunerazione del capitale investito", ovvero garantendosi un profitto. Votando No, la norma rimane valida, ovvero l'acqua diventa dei privati.


PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA (SCHEDA ROSSA)
Il titolo completo del quesito è "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" e si riferisce all'abrogazione dell'art. 23 bis della Legge n. 133/2008. Sono le norme che permettono l'affidamento dei servizi idrici ai privati. Votando , si vota contro la privatizzazione dell'acqua. Votando No, si lascia intatta la possibilità di affidare i servizi idrici ai privati.


NUCLEARE (SCHEDA GRIGIA)
Il titolo del quesito, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto 'Omnibus', sarà "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare". Per votare contro il nucleare in Italia, gli elettori dovranno scegliere il Sì.

LEGITTIMO IMPEDIMENTO (SCHEDA VERDE CHIARO)
Il quesito sul legittimo impedimento mira ad abrogare una parte della legge nr. 51 del 7 aprile 2010 dal titolo 'Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza'. È la norma che introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo di non comparire nelle aule di giustizia. Per abrogarla (sopprimerla) bisogna votare Si.

Fonte: Rete della conoscenza

lunedì 23 maggio 2011

Un bene chiamato Acqua


Luigi Einaudi,secondo Presidente della Repubblica Italiana, sosteneva che l’economia dovrebbe essere la “scienza dei punti critici”, ovvero la capacità di intercettare nell’evoluzione di un fenomeno il suo "punto di non ritorno”. E’ con queste parole che Pietro Raitano apre il suo editoriale sul numero 127 di Altraeconomia (maggio 2011).Quando le risorse diventano scarse, si fa la corsa a chi riesce ad accaparrarsele per primo con uno sfruttamento eccessivo delle stesse: le riserve del pianeta vengono messe a dura prova e l'economia, che letteralmente vuol dire saggia amministrazione dei beni, dovrebbe saper prevenire tutto questo, ma non lo fa. Come sottolinea ancora Raitano siamo convinti che il libero mercato sia qualcosa che ci garantisce la libertà di scelta e di benessere, ma di fatto il mercato non è libero; esso è controllato da chi fa di tutto per impedirci di scegliere annullando l'alternativa. 

Il Governo ha posto la fiducia in aula alla Camera sul decreto legge omnibus nel testo approvato dalle Commissioni;  Il provvedimento va convertito in legge entro il 30 maggio prossimo e domani pomeriggio sarà messo ai voti. Tra i contenuti troviamo la moratoria sulle centrali nucleari e questo ha di fatto scatenato le reazioni di molti; a tal proposito è intervenuto anche il Comitato per il SI ai referendum sostenendo che questo decreto legge  "Prende in giro gli italiani con un finto addio al programma nucleare e punta a cancellare il quesito referendario sottraendo ai cittadini il diritto al voto"A queste voci si aggiungono anche quelle dei comitati sull'Acqua: "il Governo - dicono - punta a depotenziare anche quel quesito referendario proponendo la creazione di fantomatiche autorità garanti" per un bene che, invece, "deve restare pubblico". 
Grazie al tour-stampa promosso da Zurigo Turismo ho potuto conoscere una realtà che ai nostri occhi può sembrare fantascienza, eppure è la pura, semplice e corretta gestione di un bene chiamato Acqua.
L'acqua è oro blu e alla Wasserversorgung di Zurigo lo sanno bene. Questo è il nome dell'azienda che gestisce l'approvvigionamento idrico della città. Un'azienda municipalizzata e no-profit: a Zurigo l'acqua è di tutti. 
Con la sua rete di tubi lunga 1100 km, l'azienda riesce a rifornire di acqua più di 400 mila persone. Ognuna di queste paga all'azienda un corrispettivo di circa 2 franchi tedeschi al metro cubo (circa 1,61 €). A fine anno il bilancio dell'azienda non è mai in negativo, ma sempre pari e se c'è un di più, gli utili non vengono ridivisi all'interno dell'azienda, ma in quanto azienda NO-PROFIT, vengono reinvestiti per miglioramenti del servizio.

A dispetto di coloro che sostengo che il servizio pubblico non funziona, ci tengo a dire che quello di Zurigo, è impeccabile. Qui l'acqua la si può bere ovunque, non solo nelle fontane che si trovano nelle strade, ma anche dai rubinetti del bagno delle camere d'albergo. L'azienda che gestisce il servizio preleva il 70% dell'acqua dal Lago di Zurigo e il restante 30% è equamente prelevato tra sorgenti e falde. La cosa interessante è che l'acqua non viene trattata chimicamente (con cloro o fluoro), ma ispirandosi a quanto avviene normalmente in natura, essa viene pre-trattata con ozono e filtrata meccanicamente attraverso un sistema di sabbie (da grosse a fini). La qualità dell'acqua è costantemente monitorata all'interno di laboratori che possiedono apparecchiature altamente sofisticate: non solo si hanno monitoraggi  di tipo chimico-analitico e chimico-fisico, ma anche monitoraggi di tipo biologico: a far da sentinella troviamo la dafnia, un minuscolo crostaceo di acqua dolce che è anche un ottimo bio-indicatore perché particolarmente sensibile a cambiamenti apportati da fattori inquinanti all'ecosistema lacustre .

Il processo sopra descritto è quotidiano: l'acqua infatti non viene conservata nei serbatoi: questi vengono riempiti di notte e svuotati durante il giorno, quando l'acqua inizia il suo percorso di distribuzione.
L'attenzione che pongono nel gestire questo bene è tale che una parte dell'acqua prelevata dal lago viene ri-filtrata in apposite vasche e ri-pompata nella falda in modo tale da non esaurirla e non creare cedimenti del terreno, insomma sanno bene quanto sia preziosa questa risorsa e fanno in modo di preservarla.

Ci sarebbe ancora molto da dire sul meraviglioso servizio idrico di Zurigo, ma concludo citando le parole di uno dei dirigenti della Wasserversorgung di Zurigo: "L'acqua è un tesoro che la natura ci ha regalato ed appartiene a tutti noi. Non la si può privatizzare. Noi facciamo bene il nostro lavoro perché dobbiamo rendere conto ai cittadini di Zurigo, per noi è come se tutti loro fossero  i nostri azionisti!

mercoledì 18 maggio 2011

I cobra di Zurigo: una mobilità equa e sostenibile

Generalmente con il termine mobilità sostenibile” si fa rifermento a una modalità di spostamento a basso impatto ambientale, ovvero in grado di diminuire l’inquinamento (acustico e/o atmosferico) che si genera dall’uso di veicoli a motore (in genere quelli privati). In realtà sono una sostenitrice della tesi che il concetto di “sostenibilità” debba essere ampliato e migliorato. Chi mi conosce sa che la definizione di “ambiente” che preferisco è che esso è vita; in quest’ottica tutto ciò che riguarda l’ambiente riguarda la vita stessa, di conseguenza diventa quasi automatico considerare la “sostenibilità” non solo dal punto di vista dell'impatto ambientale, ma anche da quello della qualità della vita. La mobilità sostenibile non fa eccezione.

Arrivando a Zurigo ti accorgi subito di una cosa: non c’è il traffico né il caos delle città italiane. La popolazione è radicalmente educata all’uso dei trasporti pubblici e delle biciclette (quest’ultime meritano un altro post). Qui è di casa il “cobra” un tram così chiamato perché estremamente silenzioso, il che può essere un bene (basso inquinamento acustico), ma anche un pericolo (ti arriva alle spalle e non te ne accorgi, ne sa qualcosa la nostra Francesca), tuttavia di incidenti non sembrano essercene mai stati fino ad oggi. Nel nostro tour eco-friendly promosso da Zurigo Turismo abbiamo utilizzato spesso i Cobra per spostarci, vorrei dunque catturare la vostra attenzione parlandovi delle fermate del tram. Il più delle volte si tratta di belle e spaziose pensiline dove l’attesa (davvero poca) è piacevole, ma la caratteristica particolare è che nei pressi della fermata il marciapiede viaggia su due livelli, uno più alto e uno più basso. In quello più alto potete trovare una striscia bianca di circa un metro e mezzo di lunghezza; ha un significato ben preciso: in quel punto la pedana del cobra è perfettamente a livello con il marciapiede, questo significa che una persona con una ridotta capacità motoria, o una mamma con la carrozzina, può salire sul tram senza alcuna difficoltà.

Perché sto pensando ai cobra di Zurigo? Sono a Roma, poco fa ero sul bus che mi riportava a casa e una signora anziana con “gambe difficili” (passatemi il termine) era alla fermata: non ce la faceva a salire sul 671 da sola e ha chiesto aiuto, necessitava di qualcuno che la sostenesse nel fare quel movimento,che per molti è  scontato, ma non per tutti: salire sul bus. Quest’immagine mi ha riportato con la mente a Zurigo e ai suoi cobra. Ripenso poi ai tanti bus italiani dotati di pedane per carrozzelle, ma mai collaudate o mai utilizzate per pigrizia o noncuranza dell’autista. Abbattere le barriere architettoniche, significa anche questo, ovvero offrire un servizio adeguato alle varie realtà. La sostenibilità dunque non deve essere intesa solo ed esclusivamente come uno stile di vita, ma anche come la possibilità di dare o avere una qualità di vita migliore. Offrire a quelle persone capaci, ma con dei limiti fisici, la possibilità di superarli e di guadagnarsi una propria autonomia, in cui ritrovare  un propria identità ed equità sociale, significa migliorare le condizioni e la qualità di vita non solo di quelle persone, ma di tutta la collettività.

Concludo con le parole dell’amico e psicologo Paolo Manfreda; una volta lho intervistato a proposito degli handicap e dei diritti umani, il nostro incontro si concluse con queste sue parole da me ampiamente condivise: “penso che una città bella, una città ideale dovrebbe esser quella che rappresenta tutti gli individui, non solo facendo perno sul limite che una persona può avere, e per il quale bisognerebbe agevolarlo nel superamento, ma soprattutto scoprendo anche le qualità che quella persona ha, valorizzandola e non solo identificandola nel limite che essa manifesta". 

Post scriptum: Avviso ai naviganti! Se vi capita di andare a Zurigo vi do un consiglio, acquistare la Zurich card. Ci sono tessere di diversa durata, quella di 72 ore ha un costo di circa 20 euro. Con questa card potrete prendere qualsiasi mezzo di trasporto pubblico, compreso le barche che transitano sul lago di Zurigo, potrete entrare gratuitamente nei musei (eccetto le mostre itineranti dei grandi autori) e in diversi locali avrete la possibilità di assaggiare gratuitamente dei dolci. 

lunedì 16 maggio 2011

Zurigo: dormire riducendo CO2

Per raggiungere Zurigo con il treno, partendo dalla stazione di Milano Centrale, occorrono circa 3 ore e 40 minuti. Viaggiare in seconda classe ha un costo di circa 64 euro, ma si possono anche trovare delle offerte molto vantaggiose . Un’esperienza, quella del treno, che vi consiglio di provare, non solo per ovvie ragioni di basso impatto ambientale, ma anche perché per tutto il viaggio ad accompagnarvi c’è un paesaggio incantevole fatto da un alternarsi di giochi d’acqua, roccia, verdi pendii e paesi che sembrano fermi in un sogno d’altri tempi. Appena si giunge nella città elvetica a darti il ben venuto nell’atrio della stazione c’è un gigantesco angelo sospeso nell’aria: è lì ad accogliere i viaggiatori e a proteggerli, e difatti sembra che mai nulla di grave sia successo, se non qualche raro caso di ritardo dei treni.(cit.).

Già da un primo sguardo Zurigo si presenta come un luogo attento a quegli aspetti socio culturali che ben descrivono l’identità del Paese e ben si evidenzia, anche da soli piccoli dettagli, la consapevolezza acquisita che un’attenta  politica ambientale e sociale si traduce in una qualità di vita elevata: a tal proposito c’è da dire che fino a  due anni fa (e per 7 anni consecutivi) Zurigo era al primo posto in Europa. (Ora è seconda, la prima è Vienna).

Cinque anni fa il 76% degli abitanti ha deciso e votato di intraprendere la strada della sostenibilità, fissando di raggiungere entro il 2050 tre obiettivi strategici:
- ridurre il consumo di energia da 5000 a 2000 watt pro-capite;
- ridurre di 1/6 le emissioni di CO2 e altri gas serra;
- uscire dal nucleare (In svizzera sono presenti 5 centrali nucleari he producono circa il 38% dell’energia del Paese).

Dunque in direzione sostenibilità e basso impatto ambientale sembra muoversi la gestione dell’intera città. Un esempio? L’Hotel presso il quale Zurigo Turismo ci ha ospitati durante il nostro soggiorno segue attentamente politiche eco-friendly e merita davvero un po’ di attenzione da parte nostra.

L’Hotel Ambassador à l’Opéra ha 4 stelle e le vale davvero tutte! Si trova nel cuore di Zurigo ed è facilmente raggiungibile con il tram e l’autobus. La policy di questo Hotel considera la salvaguardia dell’ambiente come una parte essenziale per fornire un servizio eccellente ai propri clienti e di conseguenza si impegna nell’uso moderato e consapevole delle risorse.

I prodotti utilizzati per la pulizia dell’Hotel sono tutti biodegradabili, i materiali, l'arredamento e la mano d'opera sono esclusivamente locali e più del 50%  delle lampadine presenti sono a basso consumo energetico. Gran parte dell'energia consumata nell’Hotel proviene da fonti rinnovabili (principalmente idroelettrico). Ci è stato spiegato che a Zurigo nel momento in cui stipuli il contratto con il gestore del servizio elettrico puoi decidere che tipo di energia vuoi sia utilizzata nella tua abitazione e in che percentuale, ad esempio il 60% di energia da fonti rinnovabili e il restante da nucleare e sulla bolletta paghi la scelta che tu hai deciso di fare.
L’energia utilizzata per la ventilazione dell’aria e l’impianto di condizionamento dell’intero Ambassador è energia di recupero…da dove? Dalla cucina!

Ciò che si mangia o si beve (ottimo il vino Cabernet) nel ristorante dell’Ambassadòr Hotel arriva dai dintorni di Zurigo: alimenti a Km zero, coltivati o allevati seguendo le buone pratiche del BIO, tutto rigorosamente certificato. Il piatto forte è il pesce: direttamente dal lago di Zurigo arriva sulla tavola. “Salva l’oceano” vuol, dire salva la specie e così il pesce cucinato qui non solo è a km zero, ma allevato in modo sostenibile. Persino la prima colazione, ricca e abbandonate, è rigorosamente a marchio fair trade.
Gli scarti della cucina vengono attentamente differenziati e l’organico viene trasformato in biogas recuperato e utilizzato per le necessità che vi ho prima descritte.
Per questa sua cura lHotel Ambassador à l’Opérà è stato premiato dalla Agenzia Energetica Svizzera per il Settore Privato con il marchio CO2-reduced.

Certo non nego che forse i costi per un cliente con uno stipendio medio possano sembrare un pochino alti, ma vi consiglio di farvi un regalo: se passate da Zurigo non potete negarvi una cena al famoso fish-restaurant “à L’Opéra”.

martedì 10 maggio 2011

Zurigo: il mio viaggio nella città sostenibile

Zurigo, una delle città con la migliore qualità della vita al mondo, fa del rispetto per l’ambiente e della sostenibilità anche a livello turistico uno dei propri cavalli di battaglia.


Per questo motivo Zurigo Turismo ha organizzato un viaggio–ambiente ospitando alcuni blogger provenienti da diversi Paesi. Mamma Terra sarà tra questi. Perchè questo viaggio? "Zurigo Turismo investe estrema dedizione per promuovere un turismo sostenibile nella Regione di Zurigo, definendo autonomamente criteri oltremodo severi. È per questo che, nel 2010, Zurigo Turismo è stata la prima organizzazione turistica svizzera ad essere premiata per l’impatto neutro sul clima e certificata ai sensi della norma ambientale ISO 14001.
Diverse sono le strategie adottate per promuovere la propria attività: portarci a scoprire la città è una di queste.

Il nostro soggiorno, che va dal 12 al 14 maggio, ci vedrà impegnati nella scoperta della città elvetica, della gestione delle sue risorse e delle politiche ambientali che fanno di Zurigo una meta turistica ambita, attenta ed eco-consapevole. Il viaggio sarà interamente seguito dal blog ZURIGO TURISMO, che fin dal giorno prima della partenza, (11 maggio), presenterà il viaggio-blogger citando i blogger partecipanti al viaggio e linkando il nostro nome. 

Il mio viaggio inizierà alla stazione centrale di Milano, dove incontrerò Andrea Cucchetti (di Zurigo Turismo) e i miei compagni di viaggio; con loro partirò in treno per raggiungere la nostra destinazione. Se è vero che  “il buon giorno si vede dal mattino”, allora ecco che assegno il mio primo punto a favore di questa esperienza che credo sarà unica e davvero eco-friendly.

Infatti quella del treno come mezzo di trasporto è una scelta felice: Il settore de trasporti riveste un ruolo fondamentale nella vita moderna e questo si riflette nel suo grande consumo di energia. (Circa il 25% dell’energia mondiale). Effettuando un’accurata analisi-LCA dei mezzi di trasporto, questa evidenzia come l’uso dell’aeroplano produca un impatto decisamente elevato rispetto ad altri mezzi: ogni passeggero che viaggia in treno produce il 76% di gas serra in meno rispetto a chi usa l’aereo e il 66% in meno rispetto a chi usa l’auto; l’energia necessaria per un viaggio in treno rispetto al corrispondente su strada è inferiore del 67% e del 91% rispetto a quello in aereo. Inoltre sempre secondo l’analisi-LCA l’uso dell’aereo per coprire distanze di poche centinaia di km  non permette di evidenziare un vantaggio tale, in termini di tempo risparmiato (che è ciò che rappresenta la vera forza dell’aereo), da giustificare i maggiori costi ambientali ed economici che ne derivano. E poi è risaputo, un viaggio in treno è pura poesia. Quindi che dire? Tutti in carrozza!

Sono emozionata per questa mia nuova esperienza. Non vi anticipo oltre, ma vi saluto dandovi appuntamento ai prossimi post, nei quali vi racconterò del mio tour a Zurigo, una città culturalmente attiva dove Industria, agricoltura, aree residenziali, infrastrutture e trasporti si contendono lo spazio disponibile con sguardo profondo alla sensibilità ambientale e l’amore per la natura.

Ci leggiamo nei prossimi giorni!

Miss travestite da contadine per rivalorizzare il lavoro nei campi del Fucino?

Vengono chiamate cartoline sociali. Si tratta di un'idea di Antonio Oddi, fotografo marsicano professionale e stimatissimo.  "Sette giovanissime immortalate mentre sono a lavoro nei campi del Fucino, dove la presenza di donne impegnate nelle coltivazioni appartiene al passato. Immagini che vogliono riportare l'attenzione sui tanti problemi che oggi vive questa terra, che rappresenta tuttora una delle principali fonti economiche dell'altopiano della Marsica, e che saranno trasformate in cartoline: quattromila copie per riaccendere l'interesse delle nuove generazioni verso il mestiere che fu dei loro nonni e che oggi difficilmente qualcuno ama intraprendere". (da Abruzzo24 ore)".


Quando ho letto la notizia su uno dei nostri quotidiani locali sono rimasta sorpresa, non certo in positivo, e avevo lasciato un commento all'articolo in cui esponevo le mie ragioni. A quel commento ne sono seguiti molti altri e grosso modo tutti condividevano i miei pensieri. Con grande gentilezza ha risposto anche il signor Nonni, il quale, difendendo giustamente la sua iniziativa, ha illustrato come questa poteva in qualche modo contribuire a rivalorizzare le sorti del Fucino, la nostra pianura agricola afflitta da tantissime piaghe economiche, ambientali e sociali. A questo punto ho concesso il beneficio del dubbio, augurandomi di aver torto io e ragione loro...ma ieri sera ho visto uno scorcio di VIDEO e alcune foto...e mi sono resa conto che il mio primo pensiero era quello giusto. A dire il vero resto molto delusa, come donna, come ragazza che ama la sua terra e come  persona consapevole.

Ciò che critico non è l'iniziativa in sè, ma il messaggio che si è voluto passare, la "giustificazione" che si è cercata: "miss contadine per risollevare le sorti del Fucino". Giuseppe Pantaleo nel suo blog dice una cosa sacrosanta: "Un’opera (quadro, foto, scultura, poesia, spartito, performance) non va giustificata a nessuno"

L'iniziativa di Antonio Oddi è puramente mediatica e fine a se stessa e come tale andava presentata: in questo modo sarebbe stato un gioco simpatico a cui ci si poteva prestare.  Ma è ingiusto farla passare per ciò che non è.

Nell'intervista una delle miss-modelle-contadine dice: "Questo problema mi tocca in prima persona, in quanto si vede chiaro come la luce del sole che è un problema grande che va affrontato" - Personalmente mi domando se la modella sia realmente consapevole dei problemi che riguardano il Fucino, io qualche dubbio ce l'ho, e poi aggiunge - "noi oggi siamo qui, delle miss, siamo qui per valorizzare questa terra così importante anche ironizzando e giocando con il nostro corpo. L'ho detto a mia nonna e a mio nonno che da quasi 90 anni lavorano questa terra e nessuno meglio di loro può capire quale beneficio noi oggi stiamo portando a questa terra".

Praticamente sono 7 ragazze in shorts, camicette aderenti e calze autoreggenti a portare beneficio alla terra del Fucino?  "Giocare con il nostro corpo per valorizzare questa terra" ...un gioco...viviamo la vita dei reality show. Perché non proporre alla Rai il Fucino per la prossima edizione dell'isola dei famosi? A me si drizzano i peli sulle braccia!!!

Il ruolo della donna nell'agricoltura è fondamentale, se ne è discusso lo scorso anno a New York durante un vertice mondiale della FAO, feci un post a riguardo, ma per valorizzarne il ruolo non servono le autoreggenti in cartolina, occorre garantire alle donne piena ed equa partecipazione nella gestione delle risorse agricole e nei processi decisionali a tutti i livelli.
Riporto di seguito il mio commento lasciato all'articolo in cui si parlava dell'iniziativa delle miss Contadine. Sono state parole scritte di getto dopo averlo letto e non potrei usarne altre, perché sono nate in quel momento da un sentimento che non so neppure descrivere: delusione, rabbia, sconforto o resa, non saprei...l'unica cosa che so è che il sentimento è tornato a farmi visita dopo aver visto quei soli due minuti di video. 

Per valorizzare il lavoro nei campi del Fucino, non servono le  "miss", ma occorre ripristinare la legalità (non siamo una  terra estranea alle infiltrazioni di stampo mafioso) occorre dare dignità ai braccianti, a coloro che sudano e faticano sotto il sole e sono vittime del caporalato che vige forte nei nostri campi. Serve fornire agli agricoltori gli strumenti e le risorse economiche necessarie a migliorare la propria produzione, serve valorizzare il patrimonio agricolo salvaguardando l`ambiente rurale evitando di costruire discariche sopra falde acquifere (vedi discarica di valle dei fiori)  dighe e centrali idroelettrcihe (vedi proposta di sbarramento del fiume giovenco) serve monitorare contro discariche abusive e smaltimento illegale dei rifiuti, serve evitare l`impatto di inceneritori a biomasse. Serve una equità sociale, economica e ambientale.

Non critico le modelle né il lavoro di Antonio Oddi. La critica alla presente iniziativa viene dal fatto che si pensa di poter risollevare le sorti del Fucino facendo un servizio fotografico con modelle "travestite" da contadine, ragazze che come me sicuramente non conoscono il significato della parola fatica. Le contadine del Fucino sono ben altro, sono donne piegate sotto il sole che hanno le mani ruvide a causa della terra, sono donne che spesso dimostrano più della loro età, perchè il lavoro duro porta via anche il tempo da dedicare alla propria vanità. Sono donne che dopo una giornata di lavoro devono rientrare a casa e dedicarsi alla famiglia. E` vero se ne vedono sempre meno, spesso sono nascoste all`interno dei capannoni dei lavaggi, e al loro posto nei campi ci sono altre braccia, venute da terre lontane in cerca di fortuna e spesso pagate 2,80€ l'ora senza neppure i contributi. Se si vuole migliorare la qualità dei lavori nei campi allora perché non andare a fotografare il sudore che scende dalla fronte di chi davvero in quei campi passa il suo tempo? Perché non fotografare i sorrisi o le fronti aggrottate delle persone che ogni mattina si svegliano all`alba e vanno alla terra? Perchè non fotografare i canali violentati dalla noncuranza di chi disprezza la stessa terra che ci da da mangiare? Questo si dovrebbe fare per valorizzare il lavoro nel fucino...fotografare e denunciare lo stato delle cose.  Sono ben altre le immagini che potrebbero fare qualcosa.  

Nell'intervista Antonio Oddi dice: "speriamo che con questa iniziativa - questa delle miss contadine in cartolina - si mobilità qualcosa, perchè noi abbiamo bisogno del Fucino e il Fucino ha bisogno di noi".

Caro Antonio, puoi stare tranquillo: Fucino o non Fucino di una cosa sono certa, guardando queste bellissime ragazze, queste contadine-lolita, qualcosa si mobiliterà di sicuro!