martedì 6 marzo 2012

Caro Monti ti scrivo così mi distraggo un pò...

Quella che segue è la lettera che Elena Patriarca, una biologa di 51 anni e NO TAV, ha scritto al Governo Monti.
Non so se il il Presidente/Tecnico del Consiglio si degnerà mai di prestarvi attenzione, non so neppure se altri avranno premura di leggerla o se questa lettera verrà immediatamente cestinata, ciò che però so  con certezza è che la voce di Elena e di chi come lei sta lottando per la tutela della Val di Susa, non può restare inascoltata, ecco perché nel mio blog la riporto integralmente e invito tutti a farla circolare.

Caro Monti ti scrivo, così mi distraggo un po’.
E siccome sei in buona compagnia, anche agli altri scriverò.
Al Governo tecnico, a Caselli, Manganelli, a Di Pace e Mortola,
ai politici dei grandi partiti
e a quei tanti giornalisti zelanti,
che non raccontano, ma commentano, le novità.

A tutti voi, un doveroso grazie perché proteggete gli italiani dai NO TAV e dalla loro deprimente ottusità.
I NO TAV protestano, dicono sempre di NO.
Dicono che la Torino-Lione costerà 22 miliardi di Euro e si oppongono. Io, invece, sono tranquilla, perché so che costerà di più. Perché qui in Italia il lavoro per le grandi opere non lo fa chi lo prende. Se, per esempio, un certo lavoro lo fa il topo per 2 euro, c’è prima il gatto, che si prende 20 euro, e prima ancora il cane (200 euro) e il bastone (2.000 euro), il fuoco (20.000 euro), l’acqua (200.000 euro), il toro (2.000.000 euro), il macellaio (20.000.000 euro), l’Angelo della Morte (200.000.000 euro) e il Signore (2.000.000.000 euro).
 
Qui in Italia, gli appalti delle grandi opere prendono spesso strane vie, che ci consentono di salvaguardare quello che è cosa nostra e di fare tutto in famiglia.
I NO TAV tirano sempre fuori la Corte dei Conti, che ha detto che la spesa per la Torino-Lione farà crescere enormemente il debito pubblico. E allora? E’ la crescita, no?! E poi voi avete spiegato al Paese che i soldi ce li danno le banche, che notoriamente sono enti benefici, come dimostrano i bellissimi calendari che regalano alla fine dell’anno.
Per convincerci che non dobbiamo dar credito ai NO TAV, avete usato due solide motivazioni tecniche: una valida per i valsusini, di natura tecnico-patologica (si tratta infatti di una sindrome) e una che si applica a quelli che vengono da fuori, di natura tecnico-sociologica.
La sindrome NIMBY, come ci avete spiegato, è congenita e genetica, e irrimediabilmente porta i NO TAV valsusini a non tollerare le talpe nel loro cortile. Molti valsusini NO TAV hanno cercato di controbattere, dicendo che non è quella la loro motivazione e ricorrendo allo slogan “né qui né altrove”, ma media e politici hanno saputo tenacemente perseverare nella tesi del NIMBY. Ciò ha creato forte apprensione fra le talpe, evidenziando nel contempo una certa sensibilità dei politici alle tematiche ambientaliste (cito Bersani: “Mica vogliamo penalizzare le talpe?”).
 
Ma se in questa storia c’è un lato oscuro, ce ne deve essere per forza anche uno luminoso e infatti, fra gli amministratori della Valle di Susa e della limitrofa Val Sangone (interessata da un tratto della Torino-Lione), ci sono anche dei SI’ TAV, che hanno partecipato e partecipano con grande interesse alla discussione sui benefici dell’opera. I SI’ TAV sono portatori di una sindrome che determina atteggiamenti estremamente propositivi, diametralmente opposti a quello dei NO TAV. E’ la sindrome DIIMBY (do it in my back yard), che li porta a ottenere benefici altrimenti insperabili per le famiglie che risiedono nell’area interessata dal progetto, col risultato di un’ulteriore crescita del debito pubblico.

Un onorevole esponente di tali amministratori, ad esempio, ha promesso al suo elettorato la realizzazione di una metropolitana per collegare Torino (ancora piuttosto malservita dalla propria metropolitana) e Giaveno, Comune propositivo posto a circa 30 km dal centro cittadino.
Il secondo tipo di NO TAV, quello che viene da fuori, ha connotazioni mitologiche e ipermatematiche:
mezzo anarchico, mezzo insurrezionalista (cioè che ha problemi endocrini) e per la terza metà antagonista (cioè con problemi della sfera sessuale). La terminologia inglese consente una designazione più rapida del fenomeno: black bloc, specie di Lego con mattoncini tutti neri, che in genere piacciono poco ai bambini, fatta eccezione per quelli destinati a diventare da grandi architetti o stilisti.

Questa seconda tipologia di NO TAV si caratterizza per gli atteggiamenti violenti. Colpiti dal lancio di
lacrimogeni, dalle manganellate e dai getti degli idranti, questi NO TAV indossano dei k-way, si coprono il volto (a volte addirittura ricorrono alle maschere antigas), lanciano pietre, sparano fuochi artificiali e si fanno spremute di limoni. Da tempo si sospetta che ricevano sostegno economico da parte della ditta Sanofi-Aventis, in relazione all’attività di sponsorizzazione del prodotto Maalox.
 
Recentemente è stata svelata la strategia che utilizzano nelle loro efferate azioni: “Si parte tutti insieme, si torna tutti insieme”. Si ritiene che all’origine di tale pensiero vi siano le posizioni rivoluzionarie di Leonhard Euler e John Venn, sui quali stanno indagando i servizi segreti.
Applicando il metodo sperimentale, è stato purtroppo dimostrato che negli ultimi tempi ha avuto luogo
ibridazione fra i due tipi di NO TAV: sottoposti al test del lacrimogeno, vecchietti NO TAV valsusini sono stati visti coprirsi il volto e indossare maschere antigas. I NO TAV appartenenti alla frangia del movimento “Cattolici per la vita della valle” hanno manifestato forme di confusione recitando la Salve Regina; ora dicono: “a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrimogeni”.
 
Spetta in ogni caso a un NO TAV locale l’azione più efferata di cui si è reso responsabile il movimento. Il NO TAV in questione ha ripetutamente apostrofato un carabiniere con il termine di “pecorella”, dicendogli infine “ti voglio bene”. Mai avrei pensato che un individuo potesse arrivare a tanta abiezione e che le forze dell’ordine fossero sottoposte ad insulti simili. E non è solo una mia percezione: ispirato dall’evento, il regista del film ACAB ha deciso di preparare il sequel, che si intitolerà ACAB 2 – la vendetta di pecorella.

Grazie a Dio, giornali, telegiornali e giornali radio hanno saputo dare il giusto peso all’infelice uscita del giovane squilibrato. Il mostro è stato sbattuto in prima pagina e in apertura dei servizi; sono state evocate le Brigate Rosse e si è finalmente definita la linea della tolleranza zero, che sarà anche il titolo di un prossimo programma televisivo di approfondimento politico, probabilmente condotto dal dottor Forbice.

Spero che basti, anche se, per sicurezza e stante la grande disponibilità di rotatorie stradali, spesso del tutto inutili, avrei preferito l’impiccagione del soggetto in una qualsiasi di queste.
La violenza, dunque, e la legalità violata. In proposito voglio rivolgere un grazie personale al capo della polizia Manganelli e al prefetto di Torino Di Pace. Insieme formano una coppia perfetta, assolutamente bipartisan: Manganelli di Pace.

Io c’ero, il 27 giugno 2011 alla Maddalena, e ho potuto verificare con i miei occhi come oltre 2000
rappresentanti delle forze dell’ordine abbiano saputo sgominare qualche centinaio di NO TAV che pure si trovava legalmente sul posto (in parte su terreni di proprietà e dopo aver pagato il plateatico per il
campeggio). Tutto questo, sostenuti solo da un’ordinanza prefettizia di dubbia legittimità e con il semplice lancio di poche centinaia di lacrimogeni al CS. Sparati anche nel bosco, in modo da costringere i ribelli, anziani compresi, a non poter tornare sull’unica strada presente e a dover fuggire risalendo i ripidi sentieri di versante. Ho visto nei filmati su Internet come le tende in cui avevano campeggiato i NO TAV siano state sapientemente tagliate, marcate con l’urina e le feci, e ho saputo che gli eroi dell’allora Ministro Maroni hanno distrutto libri, rubato soldi e scrupolosamente asportato la biancheria femminile, presumibilmente lasciata dagli anarchici in disordine. Precisi, così bisogna essere, precisi e ordinati. 

E visto che nell’area c’erano anche delle brutte e ingombranti tombe del neolitico era bene spianarle, come hanno provveduto subito a fare quelli che avete mandato sul posto.
Precisi sono stati anche quei finanzieri che hanno sputato, tirato pietre e sparato lacrimogeni dal viadotto Clarea direttamente sui manifestanti, decine di metri più in basso, il 3 luglio 2011. Prendevano bene la mira, quei bravi ragazzi, posso garantirlo perché l’ho visto, ma anche in questo caso ci sono foto e filmati.

Mi spiace che tali documenti non siano stati mostrati in tv, altrimenti tutti avrebbero potuto capire che se non è stato colpito un numero maggiore di manifestanti è stato solo per la distanza e non per mancanza di abilità dei tiratori. Zelanti operatori si muovono alla Maddalena. Come quelli che, il 27 febbraio scorso, hanno continuato a darsi da fare per piazzare recinzioni nonostante Luca Abbà abbia cercato di distrarli cadendo da un traliccio.

Un cretinetti, Luca Abbà, come ha scritto il Giornale mentre il demente stava in coma farmacologico al CTO di Torino. Bisogna riconoscerlo: il Giornale, a differenza di Marco Bruno (quello di “pecorella”), sa quali sono i toni e i termini appropriati alle situazioni.
E poi, vogliamo finalmente far sapere a quelle frange estremiste che rivendicano l’equità sociale chi
veramente la pratica? Questo cretinetti di Luca Abbà è uno dei proprietari dei terreni dove deve sorgere il cantiere; lui e gli altri NO TAV hanno infatti comprato tanti pezzi di terreno nella zona. 

Pensavano che la proprietà privata sarebbe stata tutelata e che per rendere disponibili i terreni per il cantiere, i medesimi avrebbero dovuto essere regolarmente espropriati. Macché! Incurante del fatto che le ordinanze prefettizie dovrebbero essere provvedimenti eccezionali, da utilizzarsi solo in casi indifferibili e nell’impossibilità di avvalersi di ordinari strumenti normativi, il Prefetto Di Pace ha emesso la settima ordinanza in pochi mesi. Così, prima ancora della partenza delle lettere di esproprio, i terreni, compreso quello di Abbà, sono stati recintati. Non è forse un fulgido esempio di genuino comunismo delle origini? O, se preferite, di condivisione evangelica dei beni? Si faccia allora sapere a tutti che la bontà del Prefetto, e dei Ministri che ne avvallano l’operato, supera i cavilli legali!
 
Ma torniamo alla precisione. Come quella delle forze dell’ordine che hanno sgombrato la A32 solo qualche giorno fa, il 29 febbraio 2012. C’ero anch’io e ho visto, ma su Internet ci sono anche dei filmati, purtroppo trasmessi solo da qualche tv. Si dovrebbe rendere conto maggiormente dello zelo dei nostri operatori dell’ordine. Hanno attaccato alla grande, come sempre facendosi promotori dell’azione, senza che fosse volata una pietra, mandando avanti idranti e lacrimogeni al CS. E chi dice che ciò era dovuto, per sgomberare l’autostrada, non riconosce tutto il loro merito, la passione che li ha guidati ben oltre. Oltre le rampe dell’autostrada, oltre la vicina statale, fino all’interno del centro abitato le forze dell’ordine hanno fatto giustizia di chi faceva disobbedienza civile con la loro obbedienza incivile: a suon di manganelli hanno tirato fuori NO TAV e giornalisti dagli esercizi commerciali in cui si erano rifugiati.

Operazioni di questo tipo dovrebbero aver luogo più frequentemente. Anche perché va evidenziato che il grosso del popolo NO TAV è fatto di anziani esagitati, che gravano sulle finanze dello Stato per via della pensione e sono i principali responsabili dell’intasamento dei Pronto Soccorso.
Un pensiero grato va inoltre alla gran parte dei giornalisti (le eccezioni non si sentano incluse). I NO TAV hanno lungamente manifestato in modo non violento, anche con scioperi della fame e della sete e persino stando aggrappati per giorni ad un albero, come ha fatto Turi Vaccaro. Ma voi vi siete sempre premurati di non far perder tempo, parlandone, agli italiani. Al massimo un rapido accenno dopo i cortei più partecipati e, sui programmi regionali, il coretto del trio Cota-Saitta-Fassino: “Ora si faccia l’opera”. Per circa 20 anni questi amministratori e quelli che li hanno preceduti hanno ripetuto lo stesso concetto, ed è stata questa la discussione con quella stragrande maggioranza dei valsusini contraria al TAV. 

“Decine di migliaia di persone in piazza?, non sono d’accordo? Fortunatamente non ci sono stati incidenti; ora si faccia l’opera”. Con questo non si pensi che i politici e i media non abbiano dato abbastanza ascolto e spazio al tema del TAV. Per poterne parlare, ad esempio, la sera dopo la manifestazione del 25 febbraio scorso, alla quale si dice abbiano preso parte circa 70.000 NO TAV, il capo della Polizia ferroviaria Mortola (altro nome evocativo!, e che curriculum…) ha fatto in modo che i manifestanti che dovevano rientrare col treno a Milano trovassero la stazione di Porta Nuova piena di poliziotti, nel tipico assetto antisommossa che si usa per controllare se la gente ha il biglietto. Con manganellate e lancio di lacrimogeni in stazione (uno direttamente su un treno) nessun clandestino è sfuggito!

Tutta la mia solidarietà, infine, al procuratore Caselli. Ha ricevuto insulti e minacce e molti NO TAV se ne sono rammaricati. Si tratta di Caselli, un mito, e per questo della pericolosità degli individui arrestati nessuno può dubitare: non importa che venga detto cosa hanno fatto, è una questione di fede.
I NO TAV chiedono a Caselli perché non siano stati arrestati gli agenti delle forze dell’ordine responsabili di aver violato le regole di ingaggio, ad esempio sparando lacrimogeni ad altezza d’uomo.
Ma davvero i NO TAV non riescono a capire? A quegli agenti mica è stato dato l’encomio, no? L’encomio, infatti, si dà a quelli che fanno il loro dovere e, se glielo si dà, tutti dovrebbero capire che si tratta di eccezioni e che il modo di punire gli altri consiste nel non congratularsi con loro.
Elena Patriarca, anni 51, moderata, non valsusina, ma contribuente italiana (biologa, libero
professionista). Soprattutto, riconoscente per il TAV, per il fatto che ci abbiate spiegato che di una
questione di ordine pubblico si tratta, benché presto ci fornirete un’analisi tecnica dei costi/benefici
dell’opera di cui, se tanto mi dà tanto, ecco un’anticipazione:

Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce,
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare,
mentre i sordi già lo fanno.
(Grata, questa volta sinceramente, a Lucio Dalla).

1 commenti:

Anonimo ha detto...

È fin troppo facile dire che arrivare da Torino a Lione più velocemente è una cosa positiva e che non possiamo più fare a meno della tecnologia, ma non bisogna dimenticarsi che la terra, le vigne e i terreni agricoli sono una risorsa preziosa, che appartiene a tutti. Ormai non è un mistero per nessuno che la super-società attuale tende ad affermare a parole ma a negare nei fatti tutto quanto attiene a quei valori condivisi che dovrebbero essere alla base di un’accettabile convivenza sociale a partire dall’alto per arrivare al basso, cioè che parte dal governo e arriva ai governati. Ma quando tutto questo discorso fallisce, come di fatto sta avvenendo, vuol dire solo una cosa, che temi come l’ambiente, la tolleranza, la fratellanza, la solidarietà, l’aiuto reciproco, cioè il cemento di una società, si sono trasformati in pura retorica atta a mascherare un individualismo esasperato il cui epicentro è dato dalle grandi città metropolitane: dove regna l’esclusione e l’emarginazione di coloro che meno sono in grado di consumare (perché questo è il punto centrale di tutto) e, quindi, di essere, perché in fondo di questo stiamo parlando e non di altro. Se la politica a volte è pericolosa perché può trasformarsi in una tarantola che morde il territorio e lo avvelena ad oggi con il nostro governo “tecnico” parrebbe che persino la politica sia superata, tutto è inesorabilmente dominato dall’economia che sta spazzando via uomini e valori. Corsi e ricorsi storici? Forse questa volta non c’è più ritorno.